27 Maggio 2026
Sommario
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Il caldo estremo diventa un rischio economico strutturale per l’Europa
Gli eventi di stress termico sono aumentati di sette volte dagli anni ’80 e i decessi medi per evento di cinque volte. Questo dato riflette in parte sistemi di rilevazione più sviluppati in Europa, ma anche una reale vulnerabilità strutturale: popolazione più anziana, città dense progettate per trattenere il calore e scarsa diffusione dei sistemi di raffrescamento (19% contro circa il 90% negli Stati Uniti).
Oltre i 30°C il caldo colpisce duramente produttività ed economia
Al di sotto di questo livello, il riscaldamento riduce i costi di riscaldamento ed è associato a modesti guadagni di produttività. Al di sopra di questa soglia, la relazione si inverte ed entrambi i canali peggiorano con ogni grado in più. L’effetto principale riguarda il lavoro: la produzione per ora diminuisce di circa 1,3 USD (a PPP costanti, circa il 3% della produzione oraria media nel campione 2014–2024) per ogni grado nella fascia 30–35°C. Gli aggiustamenti salariali seguono la produttività con ritardo, quindi nel breve periodo il costo grava soprattutto sulla redditività delle imprese, per poi trasmettersi gradualmente al reddito delle famiglie e ai consumi. Un secondo canale, più contenuto, passa attraverso l’energia: i consumi aumentano di circa l’1,2% per ogni grado, facendo crescere i costi per le imprese proprio quando la produttività del lavoro è in calo.
Scenario estremo di caldo: fino al 7% di PIL a rischio entro il 2030
Per valutare gli effetti macroeconomici, costruiamo uno scenario di stress in cui i cinque anni più caldi osservati in ciascun Paese tra il 2014 e il 2024 vengono riproposti in ordine crescente nel periodo 2026–2030: il quinto anno più caldo nel 2026, il quarto nel 2027 e così via, fino all’anno più caldo mai registrato nel 2030. In questo scenario, le perdite cumulate di PIL (2026–2030) potrebbero raggiungere il 5–7% per le economie più esposte: 240 miliardi di dollari per la Francia, 354 miliardi per il Giappone, 147 miliardi per l’Italia, 131 miliardi per la Germania e 120 miliardi per la Spagna. Ancora più rilevante per la crescita di lungo periodo è il fatto che, in questo scenario, il calo degli investimenti fissi supera sistematicamente quello dei consumi, arrivando in media all’8% nei Paesi colpiti. Con il caldo che riduce i rendimenti attesi del capitale, gli investimenti diminuiscono, riducendo la capacità produttiva futura in un meccanismo che si autoalimenta. Inoltre, è probabile l’emergere di dinamiche di stagflazione, con prezzi in aumento e disoccupazione in crescita, mettendo le autorità monetarie di fronte a un difficile compromesso, particolarmente critico nell’Eurozona, dove un unico tasso di interesse deve adattarsi a economie con livelli molto diversi di esposizione climatica.
La nostra competenza e il nostro impegno
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