06 Maggio 2026
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Utili record per le banche USA, oltre il trend storico
Tuttavia, gli investitori sembrano cauti sulla sostenibilità di questa fase positiva, per almeno quattro motivi. I titoli bancari hanno sottoperformato l’S&P 500 e gli spread creditizi si sono ampliati rispetto ai settori non finanziari. Il mercato guarda oltre i bilanci e sta prezzando un divario tra la solvibilità riportata e la reale capacità di assorbire perdite.
Primo punto: i buyback sostengono nel breve ma hanno limiti
Le Big Six hanno restituito oltre 110 miliardi di dollari nel 2025 e circa 32 miliardi solo nel Q1 2026 tramite riacquisti di azioni, aumentando meccanicamente l’utile per azione (EPS). Tuttavia, i buyback supportano la crescita dell’EPS solo finché continuano: una volta esaurito il capitale in eccesso, l’effetto positivo svanisce bruscamente, lasciando le valutazioni dipendenti unicamente dalla crescita reale del business. Inoltre, i ricavi elevati da trading e il ciclo favorevole di M&A sono per natura volatili e difficilmente sostenibili ai livelli attuali.
Secondo punto: l’allentamento normativo riduce i buffer
Le proposte di marzo 2026 su Basilea III, surcharge GSIB e stress test porteranno a una riduzione cumulata dei requisiti CET1 per le principali banche di circa il 5–6%. Le banche si sono già mosse in anticipo: i ratio CET1 delle Big Six sono scesi di circa 100 punti base su base annua, e questa tendenza è destinata a continuare, dato che gli istituti dispongono ancora di un buffer elevato, pari a circa 2 punti percentuali sopra i requisiti minimi.
Terzo punto: gli SRT gonfiano artificialmente il CET1
I trasferimenti sintetici di rischio (SRT) sono cresciuti di cinque volte dal 2016 (circa 800 miliardi di euro in essere), permettendo alle banche di ridurre gli attivi ponderati per il rischio e aumentare il CET1 senza diminuire l’esposizione reale. La solvibilità “organica” — non dipendente da investitori disposti ad assumere rischi elevati — risulta quindi inferiore a quanto indicato dai dati ufficiali: con un gap stimato di circa 43 punti base rispetto al CET1, a cui si aggiungono rischi di prociclicità e di liquidità che non sono ancora stati messi alla prova.
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