Nave attraccata al porto

Oltre la geografia: i mercati emergenti si ridefiniscono con le 4R della resilienza 

02 Giugno 2026

Sommario

I mercati hanno rivalutato i paesi in base ai loro punti di forza e di debolezza, non più secondo la tradizionale divisione tra mercati emergenti e sviluppati. Questo rafforza un approccio agli investimenti basato sulla resilienza, fondato sulle “4R” – Posizione nelle risorse, Solidità delle riserve, Credibilità dei tassi e Struttura di rifinanziamento – che spiegano sempre meglio le differenze tra paesi. Sebbene mandati istituzionali, benchmark e organizzazione dei team di investimento continueranno nel prossimo futuro a basarsi sulla distinzione EM–DM, gli approcci di costruzione di portafoglio che si affidano principalmente a questa classificazione storica rischiano di diventare progressivamente meno rilevanti.

Le economie più dipendenti dalle importazioni energetiche – come Egitto, Romania, Corea del Sud, Grecia e Regno Unito – hanno subito le pressioni più forti sui mercati, mentre i paesi esportatori di materie prime hanno beneficiato di termini di scambio più favorevoli. Anche in uno scenario negativo con prezzi del petrolio oltre i 180 USD al barile, l’impatto maggiore si concentrerebbe proprio sui paesi importatori di energia.

Dal taper tantrum del 2013, molti mercati emergenti hanno ricostruito la disciplina fiscale, rafforzato le partite correnti e stabilizzato le traiettorie del debito, affrontando lo shock della guerra con l’Iran con circa 1 punto percentuale di PIL in più di margine fiscale rispetto all’inizio della pandemia. Oggi le economie emergenti rappresentano circa il 60% del PIL globale in termini di parità di potere d’acquisto, rispetto a circa il 40% nel 2000. Le riserve valutarie hanno continuato a rafforzarsi in Medio Oriente, Asia centrale ed Europa emergente, mentre diverse economie avanzate restano intrappolate in disavanzi fiscali persistenti e in un deterioramento delle posizioni esterne.

Due colleghi parlano di business seduti su un divano

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