13 Aprile 2026
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Ungheria: le elezioni del 12 aprile segnano la svolta politica
Tisza, guidato da Péter Magyar, ha ottenuto una vittoria schiacciante con il 53,5% dei voti e una stima di 138 seggi su 199 in parlamento, ben oltre i 133 necessari per una maggioranza costituzionale dei due terzi. Fidesz di Viktor Orbán è sceso al 38,0%. Il risultato fornisce al nuovo governo lo spazio legislativo per avviare riforme istituzionali, ricostruire i rapporti con Bruxelles e sbloccare circa 18–19 miliardi di euro di fondi UE congelati (circa l’11% del PIL), migliorando al contempo le possibilità che il piano SAFE da 16 miliardi di euro dell’Ungheria possa procedere. Con la scadenza del RRF a fine 2026 che lascia pochissimo margine di ritardo, le elezioni eliminano il principale ostacolo politico al riavvicinamento all’UE; il rischio principale si sposta ora sulla velocità di attuazione, in un contesto di possibile resistenza da parte di istituzioni ancora influenzate dall’era Orbán.
Politica economica: espansione fiscale nel breve periodo
Le misure annunciate da Tisza – riduzione delle imposte sul lavoro per i redditi più bassi, tagli dell’IVA, continuità nel sostegno a pensioni e famiglie – sono chiaramente espansive e dovrebbero sostenere i redditi delle famiglie e la domanda interna. Ciò si aggiunge alle pressioni già derivanti dallo shock energetico legato all’Iran, che sta aumentando il costo fiscale dei sussidi e potrebbe aggiungere fino a 0,7 punti percentuali di PIL al deficit. Allo stesso tempo, prospettive migliori di sblocco dei fondi UE allevierebbero i vincoli di finanziamento, rilancerebbero gli investimenti e favorirebbero una ripresa più duratura, con la crescita del PIL attesa risalire intorno a +1,6% nel 2026 dallo 0,4% del 2025, grazie all’inversione del ciclo degli investimenti nella seconda metà dell’anno. L’inflazione è scesa rapidamente, ma la disinflazione appare temporanea; i prezzi dell’energia e il contesto geopolitico più rischioso dovrebbero mantenere la NBH in pausa nei prossimi mesi al 6,25%, dato il probabile riemergere delle pressioni sui prezzi.
Il fiorino è il primo canale del segnale elettorale
È il principale canale di trasmissione del ricalibraggio politico e si è apprezzato di oltre il 2% contro l’euro lunedì mattina, raggiungendo il livello più forte degli ultimi quattro anni circa. I guadagni FX pre-elettorali sembrano essere stati guidati da fattori regionali più che specificamente ungheresi, suggerendo che fosse stato incorporato un premio elettorale limitato e lasciando spazio a ulteriori apprezzamenti se il segnale politico dovesse riaffermarsi. Il precedente della Polonia nel 2023, quando lo zloty si è apprezzato del 14,5% contro la CZK nell’arco dei 12 mesi elettorali, illustra l’ampiezza del potenziale. Sul mercato obbligazionario locale, invece, il ricalibraggio dovrebbe essere più contenuto: il sell-off legato all’Iran ha spinto i rendimenti dei titoli di Stato ungheresi a 10 anni dal 6,47% al 7,55%, cancellando qualsiasi premio elettorale precedente, e un eventuale ricalibraggio futuro partirebbe da una base di rendimenti più elevata.
Il cambio politico ungherese rafforza la capacità d’azione dell’UE
Dal 2011 l’Ungheria è responsabile di 21 dei 48 veti UE segnalati pubblicamente, con un’accelerazione significativa dell’ostruzionismo dalla fine del 2023. In risposta, l’UE ha già dimostrato una maggiore capacità di garantire la continuità delle politiche e agire sotto pressione, incluso l’uso dell’articolo 122 del TFUE nel dicembre 2025 per congelare a tempo indeterminato circa 210 miliardi di euro di attività della banca centrale russa senza unanimità. Un governo più cooperativo a Budapest ridurrebbe probabilmente l’uso di veti tattici su Ucraina, sanzioni e allargamento, abbassando il rischio politico percepito e migliorando la coesione delle politiche. Più in generale, rafforzerebbe una tendenza recente verso un coordinamento più forte e un’azione collettiva più efficace a livello UE, in particolare su sostegno all’Ucraina, difesa e finanziamento comune.
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