Due persone che lavorano nel mondo dell'energia

I nodi critici dell’energia: cosa sta mettendo sotto pressione e rimodellando i mercati globali

16 Settembre 2026

Sommario

Il Brent è balzato fino a quasi 110 USD al barile dopo che l’Arabia Saudita è stata costretta a interrompere le attività del proprio oleodotto Est-Ovest (Petroline), portando la riduzione netta dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz a circa 4,3 milioni di barili al giorno rispetto ai livelli precedenti al conflitto. Per il momento, i fattori di pressione, tra cui riserve strategiche vicine ai minimi storici e una capacità di raffinazione insufficiente a causa degli scarsi investimenti, stanno prevalendo sui due principali elementi di compensazione: il traffico “ombra” che continua a transitare attraverso Hormuz e la distruzione della domanda causata dai prezzi elevati. Poiché prevediamo che l’oleodotto saudita venga riparato relativamente rapidamente e che i flussi attraverso Hormuz si stabilizzino, il Brent dovrebbe attestarsi in media a 87 USD al barile nel quarto trimestre del 2026, per poi scendere e stabilizzarsi intorno a 76 USD al barile nel 2027. Tuttavia, i prezzi potrebbero mantenersi vicini a 100 USD al barile qualora l’interruzione dell’oleodotto si prolungasse fino a sei settimane e la situazione nello Stretto di Hormuz rimanesse instabile. Nel complesso, l’attuale shock petrolifero non dovrebbe avere carattere strutturale, poiché i flussi di approvvigionamento dovrebbero tornare alla normalità nel corso del 2027. Rimangono però diversi fattori di pressione che stanno spingendo i prezzi di petrolio e gas in direzioni opposte; sarà l’equilibrio tra queste forze a determinare l’evoluzione futura dei mercati energetici.

I prezzi del gas europeo sono in forte aumento mentre la regione accelera il riempimento degli stoccaggi, anche se, per il momento, i rischi macroeconomici appaiono contenuti. Le quotazioni del gas sono salite da circa 40-45 EUR/MWh a luglio a oltre 80 EUR/MWh, poiché i carichi di GNL attraverso lo Stretto di Hormuz rimangono fermi al 15-25% dei livelli precedenti al conflitto. Prevediamo che il TTF si attesti in media a 65 EUR/MWh nel quarto trimestre del 2026, per poi scendere a 36 EUR/MWh nel 2027, grazie all’aumento dell’offerta proveniente sia dagli Stati Uniti sia dal Medio Oriente. Tuttavia, un livello dei prezzi superiore a 120 EUR/MWh mantenuto per almeno sei mesi aumenterebbe significativamente il rischio di una recessione nell’Eurozona.

I margini di raffinazione (crack spread) negli Stati Uniti e in Europa sono saliti rispettivamente a 62 EUR/barile e 74 EUR/barile. Oltre alle interruzioni dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, una quota significativa della capacità di raffinazione russa è stata colpita dagli attacchi ucraini, spingendo Mosca a introdurre un divieto di esportazione del diesel. Fino a giugno, anche la Cina aveva imposto restrizioni alle esportazioni per timore di carenze sul mercato interno. A rendere la situazione ancora più complessa contribuisce una capacità di raffinazione globale strutturalmente sottoinvestita, che limita la possibilità di aumentare rapidamente l’offerta di carburanti. Di conseguenza, si prevede che la domanda mondiale di petrolio si contragga di 2,5 milioni di barili al giorno nel 2026, poiché la domanda proveniente dall’Asia ha subito un forte rallentamento.

Due colleghi parlano di business seduti su un divano

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